Milano malata di depressione: duecentomila casi

Claudio Mencacci, Presidente SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli-Sacco di Milano

Cinquecentomila i casi di depressione stimati in Lombardia, sindrome che nel Capoluogo di Regione attanaglia il quindici per cento dei residenti

La fascia d’età più coinvolta è quella degli ultra 60enni, importante anche l’incidenza fra i 30 e i 45 anni

La depressione: un fenomeno in rapida espansione a Milano e in tutto il territorio lombardo dove negli ultimi 15 anni i casi della malattia sono aumentati di 100mila unità passando dai 400mila del 2004-2005 ai 500mila attuali. Numeri comunque in linea con l’incidenza nazionale: sono lombardi 1/6 degli italiani, sono lombardi 1/6 dei 3 milioni di italiani depressi.

Lo stigma sociale legato al disagio psichico connota però la cifra dei 200mila milanesi depressi come una una «stima di massima – precisa lo psichiatra Claudio Mencacci -Presidente SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli-Sacco di Milano- perché coloro che vengono intercettati dagli psichiatri lombardi non sono più del 40% di costoro. Tutti gli altri sfuggono alle cure». La fascia d’età più coinvolta è quella degli ultra sessantenni (in linea con i dati forniti cinque anni fa dall’Organizzazione mondiale della sanità, OMS, ndr), anche se fra i depressi c’è un gran numero di persone fra i 30 e i 45 anni. Così «a Milano – secondo Mencacci – le persone che assumono farmaci antidepressivi sono 73.000, ma stimiamo che le persone depresse siano -appunto- almeno 200 mila».

Questo perché la depressione è una malattia che fa ancora paura. E provoca vergogna, tanto che quattro persone depresse su cinque – secondo un’indagine Doxa su un campione rappresentativo della realtà italiana – negano la loro malattia, non ne parlano nemmeno al medico di famiglia. E così aggravano sempre più il loro stato di sofferenza. Ci sono dei tabù, delle false credenze, come il fatto che i farmaci antidepressivi siano pericolosi o che creino dipendenza. «Non è vero – dice Mencacci -. Il problema è che non c’è in Italia una sufficiente cultura della psichiatria. Una cultura che dobbiamo fare in modo di estendere, dando ai pazienti risposte scientifiche, perchè “non c’è salute senza salute mentale”, come recita lo slogan della Giornata mondiale della Salute mentale -10 ottobre- dedicata quest’anno proprio alla depressione»

La depressione è riconosciuta dall’OMS come prima causa di disabilità a livello mondiale. Sono 322 milioni le persone che ne soffrono in tutto il mondo d’ogni sesso, età, ambiente e dei 3 milioni di italiani depressi circa 1 milione soffre della forma più grave, la depressione maggiore. Si manifesta nelle donne con una frequenza pari quasi al doppio rispetto agli uomini e ha un impatto negativo su chiunque viva accanto alla persona che ne è affetta, siano essi familiari o meno. La patologia è spesso associata all’ansia cronica, infatti, il 7% delle persone oltre i 14 anni ha sofferto di disturbi ansioso-depressivi. In un solo decennio la sua incidenza è aumentata del 18,4% e con la pandemia in corso ne aumenterà il carico (attesi oltre 150 mila casi in più -Mencacci JAD sett. 2020).

La depressione colpisce ovunque, anche se in prevalenza, si manifesta in quelle fasce di popolazione a reddito basso o medio basso. I dati diffusi dall’OMS si riferiscono ad un’analisi effettuata nel 2015. Lo studio ha esaminato anche come l’incidenza della depressione cambi a seconda del genere: emerge che le donne sono più depresse degli uomini (5,1% contro 3,6%). Questi tassi variano anche a seconda dell’età, con un picco tra gli anziani e gli adulti: tra le donne con un’età compresa tra 55 e i 74 anni le cifre superano il 7,5%, per gli uomini si arriva al di sopra del 5,5%. La depressione può colpire anche i bambini e gli adolescenti di età inferiore ai 15 anni, ma con un’incidenza più bassa rispetto agli adulti. 

Si prevede che nel 2030 la depressione sarà la prima malattia più invalidante al mondo con altissimi costi sociali e un forte impatto economico. Una progressiva crescita post pandemia è anche prevista in un recente studio condotto in USA su 1.441 indagati, il quale ha mostrato un aumento di 3 volte dei sintomi depressivi, 27,8% durante la pandemia rispetto all’ 8,5% del 2019. Sono aumentati i sintomi lievi di 2.6 volte, quelli moderati di 3.7 volte e di 7.5 volte quelli gravi. I livelli si sono talmente tanto alzati da indicare un trend traumatico maggiore rispetto ai traumi collettivi dell’11 settembre 2001 (Torri gemelle) e dell’uragano Katrina (C. Ettman Jama netW sett 2020).

Uscire dalla vergogna e dai luoghi comuni che continuano a discriminare le persone sofferenti di disturbi psichici e di depressione, e quindi la possibilità di avvicinarli alle cure, è l’obiettivo di tutte le campagne per la Salute Mentale. Un’indagine Doxa indica che ben il 68% dei familiari non parla con altri del proprio congiunto malato. Inoltre, sempre una recentissima indagine nazionale ha confermato come lo stigma verso i disturbi psichici ne condizioni fortemente la presa di coscienza da parte della persona sofferente e dei suoi famigliari e di conseguenza ritardi notevolmente l’incontro con lo specialista psichiatra. La conseguenza di ciò è che nell’85% dei casi il medico si trova di fronte a pazienti che non sono in fase di esordio di malattia e quindi che sono già andate perse occasioni concrete di pieno recupero.

E’ necessario agire con determinazione per inculcare in ogni singolo componente della popolazione, di qualsiasi livello sociale, che essere depressi significa essere malati, perché la depressione è una vera e propria malattia, non uno stato d’animo.

Dalla necessità di diffondere questa presa di coscienza, giocando in maniera originale sul contrasto fra il vissuto del paziente e le esortazioni che in buona fede vengono offerte dalle persone che lo circondano nasce la Campagna La Depressione non si Sconfigge a Paroleper comunicare, anche visivamente, quanto possano essere travisati la natura e l’impatto di questa patologia. 

Janssen Italia, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson, con la realizzazione della Campagna La Depressione non si Sconfigge a Parole si è prefissato un obiettivo molto ambizioso: raggiungere e sensibilizzare insieme a Clinici, Società Scientifiche e Associazioni di Pazienti almeno 1 milione e mezzo di italiani affetti da depressione e oltre 4 milioni di caregiver entro la fine del 2021, così da riconoscere e affrontare con il giusto supporto e trattare con gli strumenti più adeguati una patologia così complessa e impattante.

La campagna si avvale del patrocinio sia delle Società Scientifiche – SIP, Società Italiana di Psichiatria, SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SIPS, Società Italiana di Psichiatria Sociale, SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie – che dei rappresentanti dei pazienti – Osservatorio ONDA, Progetto Itaca Onlus e Cittadinanzattiva APS.

Inoltre, ad unirsi a questa collaborazione trasversale a tutti i soggetti coinvolti nella lotta alla depressione in Italia, anche dei testimonial che ne rappresentano appieno la cifra originale: il Trio Medusa, cui è affidato il compito, attraverso i propri account social, di catturare l’attenzione e sensibilizzare un pubblico vasto ed eterogeneo. 

Un pubblico che potrà trovare nei due canali della Campagna (pagina Facebook abcdepressione e sito web abcdepressione.it) una fonte preziosa di informazioni sulla malattia, i sintomi, l’importanza di una diagnosi corretta e tempestiva, di una cura efficace, di un supporto medico adeguato.

a.m.